Spcnet.it Notizie geek e OSS/Linux. Su Telegram: InfoSec ITA Notizie
Home > Articolo > Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti
Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti

Perché Active Directory da sola non basta più

Microsoft ha recentemente pubblicato un messaggio diretto ai reparti IT: Active Directory on-premises, da sola, non è più sufficiente per reggere il modello di sicurezza richiesto oggi. Non si tratta di un annuncio di fine vita per AD — che resta il fondamento dell’identità in moltissime organizzazioni — ma di un cambio di prospettiva su cosa un’infrastruttura identity debba garantire quando lavoro ibrido, SaaS, fornitori esterni e ora anche agenti AI accedono quotidianamente a dati e sistemi aziendali.

Per chi gestisce l’infrastruttura identity in produzione, la domanda non è “AD oppure Entra ID”, ma come costruire un’architettura ibrida che riduca la superficie d’attacco senza un rip-and-replace che nella maggior parte dei contesti enterprise non è realistico né necessario. Vediamo cosa cambia concretamente e quali strumenti usare per la modernizzazione incrementale.

I cinque segnali di un’infrastruttura identity da modernizzare

Il ragionamento di Microsoft si basa su cinque aree di attrito che chi amministra AD riconoscerà facilmente:

  • Onere operativo: patching dei domain controller, gestione backup, rinnovo certificati, procedure di disaster recovery. Tempo sottratto ad automazione e governance, non alla sicurezza in sé.
  • Un modello di trust superato: AD è nato per un perimetro di rete definito. Il lavoro ibrido richiede decisioni di accesso basate su rischio dell’utente, postura del dispositivo e contesto — non sulla semplice appartenenza alla rete aziendale.
  • Proliferazione SaaS: Microsoft 365, Salesforce, Workday, ServiceNow e decine di altre applicazioni cloud richiedono un piano di identità cloud-native, non solo una federazione con AD.
  • Utenti esterni: contractor, partner e fornitori richiedono provisioning e deprovisioning sistematico, difficile da gestire con i soli strumenti nativi di AD.
  • Permessi per agenti AI: applicazioni e agenti che accedono a dati ed eseguono azioni per conto degli utenti richiedono un modello di autorizzazione granulare che AD non è stato progettato per gestire.

Il punto centrale non è la sostituzione, ma la modernizzazione incrementale: spostare autenticazione e controlli di accesso verso il cloud, mantenendo AD per i carichi che ne dipendono ancora, fino a quando anche quelli non vengono modernizzati o dismessi.

Entra Connect Sync vs Cloud Sync: quale scegliere

Il primo bivio tecnico in ogni percorso di modernizzazione riguarda lo strumento di sincronizzazione tra AD on-premises e Microsoft Entra ID. Le due opzioni non sono intercambiabili e la scelta ha implicazioni architetturali concrete.

Microsoft Entra Connect Sync è il tool “storico”: richiede un server Windows dedicato (indicativamente 4 vCPU, 8 GB RAM, 100 GB disco) con un motore di sincronizzazione basato su SQL Server (LocalDB per ambienti piccoli, SQL Server completo oltre una certa scala). Esegue una sincronizzazione differenziale ogni 30 minuti — non è possibile scendere sotto questa soglia per limiti architetturali — e regge ambienti fino a 500.000+ oggetti. Supporta scenari che Cloud Sync non copre: Pass-through Authentication (PTA), Group Writeback per i gruppi Microsoft 365, e mapping avanzato di attributi personalizzati.

Microsoft Entra Cloud Sync è invece un agente leggero, gestito da Microsoft, installabile su un domain controller o su un server nelle vicinanze, senza alcuna dipendenza da SQL Server. Sincronizza circa ogni 2 minuti — molto più reattivo di Connect Sync — ma è limitato a circa 150.000 oggetti. Supporta solo Password Hash Sync (non PTA), non offre Group Writeback e ha opzioni di mapping attributi più limitate. In compenso offre alta disponibilità nativa tramite agenti multipli auto-ridondanti, contro la modalità staging attivo-passivo di Connect Sync che richiede failover manuale.

In sintesi: Connect Sync resta la scelta per organizzazioni grandi con requisiti di PTA o Group Writeback; Cloud Sync è preferibile per nuovi deployment con requisiti più semplici, dove la cadenza di sync più rapida e il minor carico operativo pesano più della scala massima supportata.

Privileged Identity Management: ridurre l’esposizione degli account con ruoli elevati

Uno dei controlli più efficaci per ridurre la superficie d’attacco descritta da Microsoft è l’eliminazione degli account con ruoli privilegiati assegnati in modo permanente (“standing access”). Microsoft Entra Privileged Identity Management (PIM) sposta il modello verso assegnazioni eligible (idonee ma non attive) che l’utente attiva solo quando necessario, per una durata limitata e con giustificazione registrata a fini di audit.

Con Microsoft Graph PowerShell, la gestione di questo flusso è completamente scriptabile. Assegnazione di un ruolo idoneo per 10 ore:

Connect-MgGraph -Scopes "RoleManagement.ReadWrite.Directory"

$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Aggiunta assegnazione idonea"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "AdminAssign"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT10H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleEligibilityScheduleRequest -BodyParameter $params |
  Format-List Id, Status, Action, RoleDefinitionId, Justification, PrincipalId

L’utente attiva poi il ruolo solo quando serve, per un tempo limitato (qui un’ora):

$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Attivazione ruolo per intervento pianificato"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfActivate"
  "ScheduleInfo" = @{
    "StartDateTime" = Get-Date
    "Expiration" = @{
      "Type" = "AfterDuration"
      "Duration" = "PT1H"
    }
  }
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

e la disattiva esplicitamente al termine, o lascia che scada automaticamente:

$params = @{
  "PrincipalId" = "d29e358a-a443-4d83-98b3-499a5405bb5b"
  "RoleDefinitionId" = "88d8e3e3-8f55-4a1e-953a-9b9898b8876b"
  "Justification" = "Fine intervento"
  "DirectoryScopeId" = "/"
  "Action" = "SelfDeactivate"
}

New-MgRoleManagementDirectoryRoleAssignmentScheduleRequest -BodyParameter $params

Il parametro DirectoryScopeId impostato a / assegna il ruolo a livello di intero tenant; per limitare lo scope a una specifica unità amministrativa si usa un AppScopeId o lo scope dell’unità stessa. Automatizzare questi flussi via Graph PowerShell (ad esempio da una pipeline di onboarding/offboarding) è spesso più affidabile che affidarsi esclusivamente al portale, soprattutto quando serve integrare l’attivazione dei ruoli con sistemi di ticketing o approvazione esterni.

Autenticazione phishing-resistant e riduzione dei protocolli legacy

La seconda area indicata da Microsoft riguarda i metodi di autenticazione. Nella pratica, questo significa due interventi concreti su ogni tenant: primo, abilitare metodi resistenti al phishing come le chiavi di sicurezza FIDO2 o Windows Hello for Business al posto di SMS e app authenticator basate solo su OTP, che restano vulnerabili ad attacchi MFA fatigue e a proxy AiTM (adversary-in-the-middle). Secondo, disattivare progressivamente i protocolli di autenticazione legacy (Basic Auth su Exchange, POP/IMAP non moderni) che bypassano completamente la Conditional Access basata su rischio, perché non supportano la valutazione di device compliance o segnali di rischio in tempo reale.

Un percorso pragmatico per chi parte da AD puro

Per chi gestisce ancora un’infrastruttura AD-centrica, l’indicazione pratica che emerge da questo cambio di approccio è di procedere per fasi, senza inseguire una migrazione big-bang:

  1. Distribuire Entra Connect Sync o Cloud Sync (in base alla scala e ai requisiti di PTA/Group Writeback discussi sopra) per portare le identità in Entra ID mantenendo AD come source of truth.
  2. Attivare Conditional Access basata su rischio utente e postura del dispositivo per le applicazioni cloud, riducendo la dipendenza dal solo perimetro di rete.
  3. Migrare gli account con privilegi elevati a PIM, eliminando le assegnazioni permanenti dei ruoli critici.
  4. Mappare quali applicazioni legacy dipendono ancora da Kerberos/NTLM puro e pianificarne la modernizzazione o l’isolamento in un segmento di rete dedicato.
  5. Estendere la governance delle identità (lifecycle, access review periodiche) anche a utenti esterni, applicazioni registrate e, dove presenti, agenti AI con accesso a dati aziendali.

Nessuno di questi passaggi richiede di spegnere i domain controller. Il valore pratico dell’approccio ibrido è proprio questo: ridurre progressivamente la superficie d’attacco esposta dai componenti legacy, senza interrompere le applicazioni che oggi dipendono ancora da AD, fino a quando la modernizzazione di quelle stesse applicazioni non renderà possibile una dismissione più ampia.

Articolo ispirato e approfondito a partire da: Microsoft Says Active Directory Alone is No Longer Enough for Modern Identity Security, Petri IT Knowledgebase.

Condividi: Twitter  |  Facebook  |  LinkedIn
Unisciti alla discussione

Questo è un blog del Fediverso: puoi trovare questo articolo ovunque con @blog@insicurezzadigitale.com e ogni commento/risposta apparirà qui sotto.

Se vuoi commentare su Da Active Directory a Entra ID: la modernizzazione ibrida dell’identità spiegata ai sistemisti, utilizza la discussione sul Forum.

>> forum community