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La Terra accelera: perché potremmo dover sottrarre un secondo al tempo

Dario Fadda Luglio 25, 2025

Nel vasto e apparentemente immutabile meccanismo celeste, la Terra ha deciso di accelerare. No, non si tratta di una metafora ecologista, ma di un dato astronomico misurabile: la durata del giorno si sta accorciando. E per la prima volta nella storia dell’umanità, la comunità scientifica si prepara a fare qualcosa di inedito — non aggiungere, ma sottrarre un secondo all’orologio universale.

Sin dal 1972, per tenere sincronizzato il tempo atomico (definito da oltre 400 orologi atomici distribuiti nel mondo) con il tempo astronomico, è stato necessario introdurre di tanto in tanto delle “leap seconds” — secondi intercalari. Queste piccole aggiunte compensano il naturale rallentamento della rotazione terrestre, causato principalmente dall’interazione gravitazionale con la Luna. Ma qualcosa, negli ultimi anni, ha iniziato a cambiare.

Dal 2020 si registrano giornate insolitamente brevi, con la durata di un giorno che può accorciarsi anche di 1,4 millisecondi. A causarlo sono una combinazione di fattori complessi: dalla posizione della Luna rispetto all’equatore terrestre alla distribuzione della massa interna del pianeta, passando per variazioni climatiche come lo scioglimento dei ghiacci e la conseguente ridistribuzione delle acque. In particolare, il 5 agosto 2025 potrebbe diventare il giorno più corto mai registrato con un accorciamento previsto di circa 1,5 millisecondi.

Questi cambiamenti microscopici, nell’ordine delle millisecondi, non sono irrilevanti. Sistemi globali di posizionamento (GPS), reti energetiche, mercati finanziari, telecomunicazioni e infrastrutture digitali si basano sulla precisione estrema del tempo UTC (Coordinated Universal Time). Una discrepanza tra il tempo misurato dagli orologi atomici e il tempo astronomico può causare malfunzionamenti, ritardi o addirittura interruzioni critiche nei servizi.

È proprio in questo contesto che entra in gioco l’ipotesi estrema: sottrarre un secondo al tempo coordinato. L’introduzione di una “leap second negativa” è tecnicamente possibile, ma mai sperimentata. Le implicazioni sono enormi, soprattutto perché molte infrastrutture non sono progettate per gestire un “secondo in meno”. A differenza delle leap second positive, già causa di numerosi problemi in ambiti come l’aviazione o la sincronizzazione di database distribuiti, quella negativa non è mai stata testata su larga scala.

Inoltre, la gestione di questi aggiustamenti non è uniforme a livello globale. Ogni nazione implementa l’inserimento delle leap second in modo differente, con il rischio concreto di desincronizzazioni tra sistemi internazionali. Nel 2022 si era giunti a una risoluzione per eliminare definitivamente le leap second entro il 2035, ma l’attuale accelerazione terrestre obbliga la comunità scientifica a rivedere questa decisione.

Secondo alcuni esperti, come Judah Levine del National Institute of Standards and Technology (NIST), il concetto stesso di leap second rappresenta un nodo critico per l’architettura del tempo moderno. Un suo utilizzo al contrario — una rimozione — potrebbe mettere in crisi l’intero ecosistema tecnologico globale.

La probabilità che si debba ricorrere a un secondo negativo nei prossimi dieci anni è stimata intorno al 30%. Ma tutto dipenderà da come evolverà il comportamento della Terra. Alcuni fenomeni, come l’ulteriore scioglimento dei ghiacci o eventi sismici su larga scala, potrebbero addirittura rallentare nuovamente la rotazione del pianeta.

Nel frattempo, la comunità scientifica, le istituzioni di standardizzazione e i fornitori di servizi digitali si trovano di fronte a un dilemma che sembra venire dalla fantascienza, ma che è invece radicato nelle leggi della fisica: cosa succede quando la Terra va più veloce del tempo?

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